Quando l’inverno ricopre di bianco i Piani di Artavaggio, il paesaggio si trasforma in un altopiano silenzioso e luminoso, circondato dalle cime delle Orobie. È da qui che parte l’anello che conduce al Rifugio Gherardi, un itinerario abbastanza lungo ed impegnativo con la neve, ma capace di regalare panorami straordinari per quasi tutta la sua durata.
Sono oltre 12 chilometri di cammino e circa cinque ore e mezza di percorso, tra vari saliscendi e tratti dove, con la neve fresca, le ciaspole diventano quasi indispensabili.
Non è una passeggiata breve, ma un’escursione da affrontare con il giusto allenamento e condizioni meteo favorevoli.
In cambio, si cammina sospesi tra creste dolci e ampi orizzonti, con viste che spaziano dalle Orobie fino alle Grigne e, nelle giornate più limpide, ben oltre. Un itinerario perfetto per chi ama l’inverno vero, quello fatto di silenzi, fatica e panorami che sembrano infiniti. ❄️🤩
L’itinerario ad anello parte dall’arrivo della funivia ai Piani di Artavaggio e si dirige inizialmente verso il Rifugio Nicola, facilmente raggiungibile su traccia battuta.
Da qui si imbocca il sentiero 101, che aggira il Monte Sodadura con un lungo traverso panoramico.
👉🏻 Per chi desidera allungare l’escursione è possibile salire in vetta al Monte Sodadura, ma bisogna mettere in conto ulteriore dislivello e un aumento dei tempi di percorrenza.
Proseguendo sul sentiero 101 si raggiunge, dopo alcuni saliscendi molto panoramici, la Bocchetta di Regadur, punto di passaggio suggestivo da cui si inizia la discesa verso il Rifugio Gherardi lungo il sentiero 120.
Con la neve e a seconda delle condizioni del terreno, si impiegano circa 3 ore e mezza per raggiungere il Rifugio Gherardi.
In estate e senza neve l’itinerario diventa di sicuro più breve in termini di tempo ed il mio consiglio, se si vuole pranzare in rifugio, è quello di prenotare un tavolo in anticipo!
Il rientro ad anello avviene seguendo il tracciato più basso, il sentiero 150A, che con andamento più scorrevole riporta ai Piani di Artavaggio chiudendo l’anello in modo più diretto e lineare.
Questo anello, se affrontato con neve, richiede valutazioni attente delle condizioni.
Il tratto tra il Rifugio Nicola e la Bocchetta di Regadur è meno frequentato rispetto alla zona dei Piani e, dopo nevicate recenti, la traccia potrebbe non essere battuta: in questi casi le ciaspole diventano spesso indispensabili per non sprofondare e per mantenere una progressione sicura.
È consigliabile affrontare l’itinerario solo con buone condizioni meteo, visibilità adeguata e un allenamento appropriato alla lunghezza del percorso (oltre 5 ore di cammino).
Infatti, come sempre in ambiente invernale, è fondamentale informarsi sulle condizioni aggiornate della neve e valutare con prudenza le proprie capacità.
⭐ Ti consiglio di consultare le previsioni meteo, il bollettino di rischio valanghe e le webcam dei Piani di Artavaggio prima di recarti sul luogo.
In inverno la scelta dell’attrezzatura dipende principalmente dal tipo di neve, non solo dalla sua presenza.
🔸 Le ciaspole sono indicate quando la neve è fresca, morbida o abbondante e si rischia di sprofondare. Distribuiscono il peso su una superficie più ampia e permettono di avanzare anche su tracce non battute. Sono particolarmente utili nei tratti meno frequentati dove dopo una nevicata la traccia può non essere evidente.
🔸 I ramponcini, invece, sono adatti quando il fondo è compatto, battuto o ghiacciato. Offrono maggiore aderenza su neve dura o trasformata e nei tratti in traverso possono garantire più stabilità rispetto alle ciaspole. Non sono però efficaci in caso di neve profonda.
In generale:
Valutare sempre meteo, esposizione al sole e temperature dei giorni precedenti: in montagna le condizioni possono cambiare rapidamente, anche lungo lo stesso itinerario.
In ambiente innevato, quando si percorrono itinerari che possono interessare pendii a rischio valanghe, è fondamentale valutare l’utilizzo del kit di autosoccorso composto da ARTVA, pala e sonda.
Il dispositivo va indossato sotto lo strato più esterno dell’abbigliamento, acceso in modalità trasmissione prima della partenza e verificato con un controllo reciproco tra i membri del gruppo. In caso di valanga, solo chi è rimasto fuori può attivare la modalità ricerca: per questo è essenziale che tutti siano equipaggiati e formati sull’uso corretto dello strumento.
Dal punto di vista normativo, in Italia il D.Lgs. 40/2021 stabilisce l’obbligo di dotarsi di ARTVA, pala e sonda per chi pratica sci alpinismo, freeride o escursioni in ambienti innevati non gestiti e potenzialmente soggetti a rischio valanghe.
La legge impone anche di informarsi preventivamente sulle condizioni nivo-meteorologiche consultando il bollettino valanghe ufficiale. Tuttavia, la sola presenza dell’attrezzatura non elimina il rischio: formazione specifica e capacità di valutazione sul terreno restano elementi indispensabili per la sicurezza.
In conclusione, l’anello dai Piani di Artavaggio al Rifugio Gherardi è una di quelle escursioni invernali che restano nella memoria: lunga, innevata, ma incredibilmente panoramica.
⚠️ Considera che l’altitudine del trekking è elevata e troverai neve fino ad aprile inoltrato!
Ovviamente si tratta di un itinerario che si può percorrere anche in estate o in altre stagioni senza neve.
In ogni caso se ami gli altipiani innevati e le escursioni che alternano fatica e panorami grandiosi, questo percorso saprà sorprenderti passo dopo passo! 😊
👉🏻 Sei mai stato/a in queste zone? Il Rifugio Gherardi si può raggiungere facilmente anche dalla “sponda bergamasca”. Il trekking che arriva al Pizzo Baciamorti passa proprio da questo rifugio! 😉
Al prossimo articolo e buona escursione! 🏔️
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